Archive for the ‘brasil’ Category

Quando meno te l’aspetti, colpisce la saudade.

Tuesday, March 30th, 2010

Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà.

Baricco, Oceano Mare.

Delle usanze dovute all’uso di tubi di scarico di diametro troppo piccolo

Thursday, January 21st, 2010

Tra le cose a cui ancora non mi sono abituato c’è un’usanza che riguarda la carta igienica.

In pratica, la carta igienica usata non si getta nel wc, bensì nel cestino. Così, quando vai al bagno in università, puoi ammirare i capolavori di arte astratta dei precedenti utenti, dipinti su carta, tutti rigorosamente monocromatici, esposti in un cestino, a fianco del wc stesso.

Dopo sei mesi rimango ancora perplesso.

Operose. Ma anche un po’ stracciamaroni.

Tuesday, January 19th, 2010

Per quale motivo, poi, le formiche debbano impossessarsi di un mobile a caso ogni 20 giorni, beh, proprio non lo so.

Da saudade

Wednesday, January 6th, 2010

Mi chiedono tutti di cosa sentirò più la mancanza una volta tornato nella madre patria.

Non ne sono certo. Ma sono certo di cosa non sentirò la mancanza.

Della terra che c’è qua. Rossa. Aggressiva. Che basta solo guardarla e… ti sei già sporcato pantaloni e scarpe (almeno quelli).

E delle baratas che infestano allegramente le case della zona. Che schifo! [Per chi ha sempre sognato di fare l'entomologo da grande: cercare "baratas" in Google Immagini.]

Il Natale a testa in giù

Wednesday, December 23rd, 2009

Babbo Natale sotto il sole

Babbo Natale sotto il sole

É strano il Natale nell’emisfero opposto.

Vedo festoni appesi in giro. Ma la gente gira in pantaloncini e maglietta. Ci sono gli alberi addobbati. Ma sono pini di plastica. (E come un’amica giustamente ha osservato: ma addobbare ‘na palma, no?). C’è Babbo Natale con la barba bianca lunga, vestito pesantissimo. Ma fanno 30 gradi alle otto e mezza di sera.

È davvero una sensazione strana. O come direbbero qui, esquisita. Nella destra una fetta di panettone, nella sinistra il doposole. Gustarsi il John Lennon di “Merry Christmas” alla radio e annusare l’estate—perché il profumo di estate è inconfondibile.

Chissà come sarebbe questa sensazione se la vivessi in Trentino. Mi torna alla memoria l’espressione di disappunto preferita da un mio amico. Palme verso il cielo, viso quasi addolorato e occhi bene aperti: “Canederli ad agosto, sacranón!”

Beh, alla fine… non è neanche così strano.

Auguri, sacranón!

… perché ero…

Saturday, December 19th, 2009

a Salvador da Bahia!

Faceva freddo e c’era neve e ghiaccio.

Pace e tranquillità

Clima avverso

Il panorama non era nemmeno un granché.

Panorama triste

Panorama triste

Neanche la città era bella… Senza contare che pioveva tutti i giorni.

Salvador

Salvador

E si stava chini sui libri dalla mattina a sera.

Intenti a preparare un journal paper

Intenti a preparare un journal paper

Altre foto nelle gallerie di Carlos e Daniel. La mia galleria latita… almeno fino a quando non mi ridanno Internet.

PS: Il primo che si azzarda a dire che sto diventando pelato, lo mangio. (Madò, me ne restano davvero pochi in cima…)

Si sono rotte le acque

Thursday, December 10th, 2009

del wc.

Ebbene, venerdì mattina scorso lo scarico decise di dare forfait.

La padrona di casa provò a contattare un idraulico ma, testuali parole: “è venerdì, prefestivo, in più c’è il ponte fino a martedì… cerco di trovare qualcuno per mercoledì”.

Per fortuna non l’ho usato fino a ieri, perché ero …

Bond, James Bond

Monday, November 30th, 2009

In mensa, oggi. Uno dei colleghi azzanna un pezzo di carne, mastica un po’ e sentenzia:

  • Hoje tem carne James Bond.
  • Uh? Por que?
  • Porque é dura, fria e tem nervos de aço.

E io non riesco ancora a smettere di ridere.

Cronistoria di uno spettacolo

Saturday, November 28th, 2009

Due ore e mezza di autobus per arrivare a São Paulo, dove si terrà il concerto degli AC/DC. Durante il viaggio viene proiettato un live della band australiana, giusto per caricare il gruppo.

Comincia a piovere proprio mentre l’autobus sta cercando parcheggio. Scendiamo dal mezzo e la pioggia decide che é meglio smettere. Ottimo.

Ci si avvia verso lo stadio. Fiumi di gente nella stessa direzione. Nessuno risale la corrente. Oh, ricordiamoci la strada per tornare. Via Ukrainka. Via Abdalla. Ok, ci siamo.

Que tal encher a barriga antes de entrar? Sì, decisamente il momento è propizio per farsi due hot-dog e una birretta dai venditori abusivi, assaporando l’atmosfera “ante-show”. Numerose le gentil donzelle di pelle vestite e altrettanto numerosi i barbuti e anellati compagni al loro fianco. Ma sfila anche gente vestita, per così dire, di “tessuto comune”. Gli ambulanti, ovviamente anch’essi abusivi, vendono magliette, bandane e bandiere. I bagarini offrono mantelli per la pioggia, ma se ti avvicini e ti giochi bene un “E aí? Beleza? Tem ingresso também?” è probabile che possa trovare un biglietto dell’ultim’ora. Con prezzo da ultim’ora, s’intende. Da fuori si sente il coro unanime di chi già sta dentro: “AC DC. AC DC. AC DC”.

20:30. Portão 6. Siamo di fronte all’1… Ce n’è di strada da fare! Lo stadio è enorme. Il 2, il 3. Eccolo lì. Passa oltre alla donna che vende spiedini di pollo. Schiva l’immondizia sparsa per terra. Occhio ai vetri. Il cancello. Mostra il biglietto: regolare. Ora, trenta metri oltre, la perquisa. Speriamo non sia dell’altra sponda almeno. Per fortuna no. Altri cinquanta metri, secondo controllo del biglietto, questa volta con un lettore ottico: regolare. Altri venti passi, l’ultimo controllo per strappare la matrice. Siamo dentro.

Entrata agli spalti

Entrata agli spalti

Primo ingresso, entriamo qui? Anche no. Gente pressata ovunque. Cerco di dare una sbirciata dentro, non capisco se sia pieno o no. C’è troppa gente in mezzo. Niente paura, si passa oltre. Merchandising ufficiale, si passa oltr… Però, a pensarci bene, quando mi ricapita? Mavammalora, me la prendo la maglietta. Ora sì, si può passare oltre. In vano si cerca un varco sulle scalinate: e infatti ci tocca scavalcare i seggiolini. Posto libero. Un’altro più in là. Fala amigo, tá ocupado? Tá! Effettivamente, siamo un po’ ingenui noi che lo chiediamo. Sali ancora, a destra si può passare. Lì no, all’omone da 200 kg non chiedo di spostarsi, o va a finire che mi tatua gli AC/DC in faccia. Passa vicino a quel posto lì. Desculpa aí!. Mica l’avevo visto il tuo piede. Tem problema não, meu irmão! E arriviamo. Arriviamo a fermarci. Sugli scalini. Sembra un posto buono. Mi giro e per la prima volta guardo lo stadio. Non ce la faccio a trattenere lo stupore. Nossa senhora! Siamo settanta mila. Di colpo non realizzo: mi tocca convertire la cifra. È buffo come sempre faccia una sorta di conversione in un’unità di misura a me più familiare, un po’ come con gli Euro e le vecchie Lire: “Più di tre volte il mio paese!”. Pelle d’oca.

Manca poco

Manca poco

Il palco, spettacolare. I cappellini con la “A” di Angus ai lati. La pista che arriva fino in centro allo stadio. E gente. Gente. Ovunque. Si scherza con i vicini. Si fanno due foto. Si aspetta. Senti senti, qualcuno lì davanti si sta fumando una piantagione di maria. Si aspetta un altro po’. Eccoli arrivare in macchina dietro il palco. Ma dai, hanno noleggiato il furgone dell’A-Team! Chissà quando cominceranno. E invece alle 9:30, puntualissimi, cominciano ad abbassarsi le luci. Uno ad uno, i faretti ai lati si spengono. Grida e urla da ogni dove. Buio. E mille cornetti color rosso che brillano nella notte buia. Esattamente come quando da piccolo uscivo le sere d’estate in giardino e rimanevo lì ad ammirare l’immensità delle lucciole illuminare l’oscurità, allo stesso modo qui, non posso che stare a guardare un mare nero cosparso di lucciole rosse rapirmi il respiro.

Lucciole rosse

Lucciole rosse

Parte il video di apertura dello show sui monitor, la folla in delirio. Mani che applaudono, mani che indicano, mani chiuse a simboleggiare due corni. Le carte per essere uno show memorabile, ci sono tutte.

Brian Johnson, britannico di 62 anni, da quasi 30 nella band regala da subito la perla “Noi non parliamo bene il Brasiliano, ma parliamo bene il rock!”. E rock fu. Si parte con canzoni del nuovo album e l’accoglienza è calda. Con la terza canzone però, il pubblico scoppia: lo stadio intero canta “Back in Black”.

E via, una canzone dopo l’altra, il pubblico non è per nulla avaro di cori e risponde ad ogni mossa del cantante. La scenografia sembra dotata di vita propria. Un attore a sé stante. Il primo degli elementi del palco è il treno, che non smette di sputare fumo bianco al suono di “Rock’n'Roll Train”. Segue la bambolona gonfiabile “Rosie”. E che dire di quando il cantante prende una rincorsa, lunga quanto l’infinita pedana centrale, salta e si aggrappa alla campana? È il momento di “Hells Bells”. Paura. Angus fa suo il pubblico, dapprima con le sue rodate mosse lungo la pedana centrale, poi incitando il pubblico ad urlare, ed infine con lo strip-tease, non prima, però, di aver regalato 20 minuti buoni di assolo sulla sua infallibile Gibson SG Devil. Le classiche, poi, ci sono tutte. Oltre a quelle già citate, fanno la loro comparsa “Thunderstruck”, “The Jack”, “Shoot To Thrill”, “You Shook Me All Night Long”, T.N.T.”, “Highway to Hell” e la immancabile finale “For Those About to Rock (We Salute You)” con un memorabile scoppio di cannoni. Smetto di saltare per un secondo durante lo spettacolo e mi accorgo che lo stadio sta tremando sotto i miei piedi. Assurdo.

Brian Johnson sulla pedana e Angus Young sul monitor

Brian Johnson sulla pedana e Angus Young sul monitor

Mezzanotte, la band esce di scena. Fuochi d’artificio concludono la performance. La gente non smette di acclamare il gruppo. Incredibile, è già finito. Mezzanotte. La mandria di Cenerentole comincia ad uscire mestamente dal recinto di São Paulo. Di certo non manca chi, con qualche birretta di troppo sul groppo, attacca briga. Vamo’mbora. E come tutti gli altri, si alza i tacchi sorpassando il cappellone che pare non vedere l’ora di tuonare un destro sul naso del suo vicino.

Via Abdalla. Via Ukrainka. Le nuvole credono di essere state fin troppo clementi e decidono che ora tocca a loro inscenare il proprio show. Tuttavia, sono clementi abbastanza da permetterci di risalire sul pullman prima. Mezzanotte e un po’. Manca ancora della gente. Oh, finalmente si parte. L’una e mezza? Di già?! Ma il traffico è molto più scorrevole che all’andata e in un paio d’ore siamo al punto di partenza. Si chiama un taxi per l’ultima tratta. E alle 4 rientro in casa, disattivo la sveglia (sia mai che suoni alle 6:30) e mi fiondo, felice come un bambino, a dormire.

E sorrido pensando alle dieci ore di fila per prendere il biglietto. Al prezzo. Al viaggio più o meno distruttivo per andare e tornare. Alla lavatrice che domani dovrò fare per togliere il fango dai vestiti.

La performance di stasera ha ampiamente ripagato tutto quanto.

J’aime bien les couchers de soleil.

Wednesday, November 25th, 2009

Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatré volte!

E più tardi hai soggiunto:

“Sai… quando si è molto tristi si amano i tramonti…”

“Il giorno delle quarantatré volte eri tanto triste?”

Ma il piccolo principe non rispose.

Antoine de Saint-Exupéry, “Il Piccolo Principe”, cap VI.

Shopping Dom Pedro

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Lagoa Taquaral

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Avenida II

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Unicamp

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Casa

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Rodovia

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Shopping Dom Pedro

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