Archive for the ‘teoria e pratica’ Category

Del bispensiero

Thursday, July 15th, 2010

Ultimamente ho come la sensazione che il 1984 si stia avvicinando pericolosamente. Lo avverto nel tono dei comunicati che si sentono, che si leggono. Traspare il bispensiero nel loro stile. Ed è, almeno per me, non poco angosciante.

“Camerati!” gridò una giovane voce di donna. “Attenzione, camerati! Abbiamo meravigliose notizie, per voi. Abbiamo vinto la battaglia per la produzione! Completati ora i calcoli delle eccedenze di tutte le classi di prodotti di consumo, siamo in grado di annunziare che il livello della vita è salito di non meno del 20 per cento rispetto all’anno scorso. In tutta Oceania ci sono state manifestazioni spontanee di lavoratori in marcia fuor dalle fabbriche e dagli uffici, osannanti lungo le strade, con le bandiere in testa, un segno di gratitudine al Grande Fratello per la nuova, felice esistenza che la sua oculata guida ha reso possibile per noi. Ecco alcune delle cifre pervenute: cibarie…”.
La frase “la nuova, felice esistenza” ricorreva spesso. Una civetteria particolare del Ministero dell’Abbondanza.
[...]
Sembrava che ci fossero state dimostrazioni di gratitudine al Grande Fratello per aver aumentato la razione del cioccolato a venti grammi la settimana. E soltanto ieri, Winston rifletté per un momento, era stato annunciato che la razione sarebbe stata ridotta a venti grammi la settimana. Era possibile farla andar giù dopo appena ventiquattr’ore? Sì, l’avevano mandata giù tutti.
[...]
Le statistiche favolose continuavano a fluire fuori dal teleschermo. A paragone dell’anno precedente, c’era stato più cibo, più vestiti, più abitazioni, più pentole, più carbone, più navi, più elicotteri, più libri, più marmocchi… più di qualsiasi cosa, insomma, tranne le malattie, i delitti e la pazzia. Anno per anno e minuto per minuto, ognuno e ogni cosa andava rapidamente progredendo.

[George Orwell, "1984" -- traduzione di Gabriele Baldini, Mondadori, 1950]

Bray’n'storming

Thursday, May 27th, 2010

fu(?)turo, il dopo, vicino/lontani, due cilindri, tante idee e ben confuse, un prato verde appena tagliato squisitamente altoatesino in una assolata giornata di giugno, la piccola Diana detta “lo Squalo”, dimmi i tuoi autovalori e ti dirò chi sei, accordi, accordare la chitarra scordata nel senso di dimenticata, ricordare la chitarra scordata nel senso di stonata, virtual void func (void) const = 0, sorria: você está na Bahia!, il tempo che manca, prestiti di libri che non ho mai aperto e che scadono in biblioteca, il monumento a chi ha inventato la doccia e il letto, due sogni e mezzo, che arrotondo e faccio arrivare a tre.

Il mio primo grant proposal

Monday, December 21st, 2009

PhD notes © Wrote

PhD notes © Wrote

Ore 8:00. “Dunque, 20 minuti a leggere la documentazione relativa ai fondi, mezz’oretta a scrivere il grant proposal, in un quarto d’ora me lo rileggo, correggo e spedisco. Dai che andiamo!”

Ore 20:00. Non ho scritto nemmeno mezza pagina. In carattere 12.

Cosa si impara al corso di Portoghese

Thursday, October 22nd, 2009

In Corea hai 3 giorni all’anno (no, dico, all’anno) di ferie.

In Giappone invece hai quattro settimane. Ma generalmente non si prendono più di tre giorni consecutivi di ferie.

Se incontri una persona in Brasile e, pensando di rompere il ghiaccio, chiedi cosa fa nella vita sei sgarbato. Questo perché il tuo interlocutore pensa subito tu voglia giudicare la sua posizione sul piano sociale.

In Giappone quando ti presenti, sta invece bene fare molte domande. Specialmente sull’età. Infatti se il tuo interlocutore è solo un po’ più vecchio (anche appena di un paio d’anni) dovrai usare una forma di cortesia adeguata (succede anche tra amici, almeno nel primo momento della chiacchierata).

In Asia non ti rivolgi ai suoceri chiamandoli per nome. Non si fa. E quando ti sposi, puoi chiamare ‘fratelli’ i fratelli della tua dolce metà (e, va da sé, vale anche per le sorelle).

Se in Brasile non saluti ogni volta che vedi qualcuno (anche se lo vedi 4 volte nella stessa giornata) è probabile che la persona che non hai salutato se la prenda.

In Cina non si saluta spesso. Salutare ogni volta una persona significa farle perdere del tempo e interrompere la sua produttività.

Se un Brasiliano ha un appuntamento, ma viene fermato da qualcuno per fare quattro chiacchiere, difficilmente arriverà in tempo all’appuntamento. Per non sembrare scortese, resterà a parlare con la persona che l’ha fermato.

Maschio e femmina in Brasile si salutano dandosi dei baci sulla guancia. Tre nella zona di S. Paolo. Due nello stato di Rio de Janeiro. In Argentina ci si bacia comunemente anche tra uomini (e su questo i Brasiliani fanno grandi battute, specialmente quando gli Argentini vengono a fare il tifo fuori casa). In Giappone sia mai che qualcuno baci qualcun altro (dello stesso sesso e opposto).

[Nota a margine: quante di queste cose siano vere, non è dato sapere, ma... che belle sono le lezioni di Portoghese :]

Dalla teoria alla pratica /2

Sunday, September 6th, 2009

In teoria:

Nos vamos a jantar dovrebbe essere la traduzione di “noi andiamo a cenare”.

In pratica, per qualche oscura ragione di cui ancora non sono al corrente, quella è la maniera formale di dirlo. Informalmente si usa “a gente”, letteralmente, “la gente”.

  • L’altro: Eu e Joana chegaremos amanhã. Depois, Jõao levarà a gente na casa dele.
  • Io: Qual gente?
  • L’altro: A gente!
  • Io: Boh.

(Mi sono perso almeno 10 discorsi in questa maniera. Poi mi hanno spiegato.)

Dalla teoria alla pratica /1

Tuesday, August 18th, 2009

Ovvero “cosa studi e cosa poi accade in realtà”. Trattasi di una rubrica (vediamo quanti post riesco a fare) dove si narrano aneddoti nei quali il malcapitato protagonista sperimenta sul campo quello che ha imparato prima di arrivare in Brasile.

La teoria: Quando chega o ônibus? (Quando arriva l’autobus?)

La pratica: Non si chiede. L’autobus non arriverà mai in orario. È già tanto che arrivi.