Pinza de lat
Sento già alcuni mormorii: “Vara vara! L’ha desmentegà ‘del boschér’”.
E invece no. Questa volta no. L’ultimo prodotto uscito dal forno di via Mokarzel (cantautore, scrittore, biologo, poeta, santo e un po’ navigatore, nonché patrono dei fornai) ha interrotto la nefasta serie dei cibi “del boschér“. Si tratta di una squisita “pinza de lat”: 3 cucchiai di farina bianca, un uovo, un pizzico di sale, un quarto di litro di latte, uva passa e cannella ad libitum, versare in una teglia imburrata e infarinata, infornare a forno ben caldo, mezz’ora, 200 gradi.
Unica pecca: mancano le “bolle” che di solito abbondano sulle “pinze” che prepara nonna Alice… Ma col tempo ci riuscirò pure io.
E adesso vado a pulire ché, come al solito, ho imbrattato tutta la cucina.
Pinza de Lat
October 10th, 2009 at 12:43
Io non ho mai capito che cosa sia una pinza…
October 10th, 2009 at 21:49
Non sapevo definirla nemmeno io… Così ho cercato la definizione (qui): “pinza” = s.f. – schiacciata di farina acqua o latte cotta in olio; schiacciata di farina di segala cotta nella cenere; “far na pinza” spiaccicare; “pinza de formentac’” focaccia sottile di farina di granturco cosparsa di burro fuso.
October 12th, 2009 at 06:14
Sorta di tenaglia a ganasce diritte usata per afferrare e stringere. hehehe